Area con Tegole

Prima di proseguire val la pena descrivere brevemente la "Grotta di San Biagio", e un reperto rinvenuto in essa, "Statua di terracotta", presente e visitabile in quest'area del museo. Le Grotte di San Biagio, presenti ai piedi della collina di Varano, monumento di grande interesse storico artistico e archeologico, piú volte utilizzato nei secoli e poi abbandonato, non ha goduto di quella visibilitá propria ad altri monumenti pur trovandosi nel cuore di Castellammare di Stabia. La struttura consiste in una serie di ambienti scavati nel tufo in epoca romana, poi decorati con affreschi raffiguranti Santi a figura intera e in clipei, realizzati in fasi successive dall'etá paleocristiana al Trecento. Tra il 2005 e il 2007 la Soprintendenza per i BAS e per il PSAE di Napoli ha condotto un intervento di consolidamento della struttura e delle decorazioni murali.

 

Statua di Terracotta

La statua in terracotta, in oltre settanta frammenti, é stata recuperata nel 2007, all'interno delle Grotte San Biagio, durante lo scavo archeologico. La scultura presenta l'interno in creta cruda, mentre la superficie esterna é in terracotta. Allo stato attuale delle ricerche é possibile avanzare solo ipotesi sulla datazione della scultura e sull'identificazione del personaggio raffigurato, sicurmanente un vescovo, come indicano il piviale e la mitria gemmata, che attesta con la sua preziosa decorazione l'importanza del prelato. Un particolare importante é costituito dallo stemma a rilievo, che funge da fermaglio del piviale, accostabile allo stemma del vescovo stabiese Ippolito Riva (1605-1621) che promosse il culto di San Catello, patrono di Stabia. Questi elementi farebbero propendere per una datazione della scultura al XVII secolo e per una identificazione quale ritratto del vescovo Riva o addirittura di San Catello, pur se la semplificazione del modellato farebbe ipotizzare una datazione piú antica.

Area con Tegole

la maggior parte delle sepolture a pavimento erano costituite da due muretti paralleli tra i quali si deponeva il defunto, che poi venivano coperti con tegole. Al di sopra di queste si poteva deporre un altro defunto e cosi via, fino ad ottenere vari strati di sepolture. Le tegole venivano solitamente utilizzate per ricoprire modeste sepolture. Fra quelle esposte di bottega stabiese interessante é la tegola che porta impresso il monogramma costantiniano di Cristo (CHRISMON) realizzato dal vasaio nella fresca creta. Essa é posteriore all'editto di Costantino che permise la libertá di culto per la religione cristiana, e lo troviamo su queste sepolture perché, naturalmente, anche le classi umili avevano la speranza della resurrezione e della vita eterna. Interessante é anche la tegola che porta l'impronta di due sandali e quella con il bollo rettangolare SEIEN/*.
Sono esposte poi due tegole in terracotta: una con sigillo circolare, l'altra con il bollo che lo indica come prodotta dall'officina del figulino Mirino, il quale visse nella prima metá del II sec.

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