Area Sarcofagi

In questa zona possiamo ammirare due bellissimi sarcofagi, due epigrafi e la colonna miliare del tempo dell'imperatore Adriano (120-121 a.C.). Inoltre una lastra sepolcrale di una nota famiglia di magistrati pompeiani: "Postumio Proculo" e Postumio Modesto", scalpellata e reimpiegata come trofeo d'armi, probabilmente in eta' antonina, esprime le tecniche scultoree di artigiani del I sec. a.C. Il sarcofago con vaso ansato (kantharos), con sopra la lastra tombale di "Bettia Felicitas". La tecnica scultorea, le maschere dionisiache, le due bende, le due ghirlande di foglie d'alloro con bacche, spighe, la rosetta nel centro, due Eroti agli angoli, il Kantharos con noci, fichi, melograni e foglie di vite, le due maschere rappresentanti Dioniso con una capigliatura ricca di fiori e foglie di vite e un Satiro con un bastone pastorale ricurvo fanno supporre che il sarcofago sia stato portato dall'Asia Minore in epoca precedente e riusato per la sepoltura successivamente. Le decorazioni di questo sarcofago, in una possibile lettura cristiana probabilmente, non sono poste a caso; ognuna di esse ha un significato importante: il melograno e' uno dei frutti della terra promessa, rappresenta la molteplicita' nell'unita' della Chiesa i cui semi stanno per i suoi membri, i grappoli rappresentano la trasformazione spirituale, la vite rappresenta Cristo. 

Al centro del coperchio l'iscrizione posta in una cornice con lettere appena accennate, presenta una dedica a "Bettia Felicitas". La lastra é incorniciata ai lati da un rilievo che rappresenta due ippocampi alati seguiti ciascuno da un delfino che nuota verso l'esterno. Vi sono poi due lunette estreme in cui compaiono due maschere di donna. Ai lati si trovano ancora le tracce per le grappe che servivano a legare il coperchio al sarcofago. I delfini, ritenuti spesso una protezione per i marinai, vogliono simboleggiare, in un possibile contesto cristiano, la salvezza per mezzo di Cristo. La lastra tombale del sarcofago di Giulio Longino capo dei decurioni di Miseno, presenta incisioni di delfini e ci riporta ad una concezione secondo cui essi conducevano le anime nelle Isole dei beati. Il sarcofago, splendidamente ornato con figure ad altorilievo raffiguranti le Muse ed Apollo, ci riporta al mondo ellenico. L'artista, non privo di abilitá e tecnica raffinata si é rifatto probabilmente ad un originale greco. Vale la pena soffermarsi sui dettagli di questa ricca scultura:

Il coperchio di tale sarcofago, lungo mt. 2, largo mt. 0,77, con il frontone alto mt. 0,31, porta nel mezzo la seguente iscrizione:  

 

 

TRAD.: <<La moglie Giulia Maria fece questo sepolcro al benemerito Giulio Longino, il primo dei decurioni della Colonia di Misene, uno dei primi dieci, il quale visse anni 54, giorni 55.>>

 

 

La mancanza della formula pagana D.M. (Diis Manibus) e quel nome ebraico della moglie Maria sono non lieve indizio che questo Longino sia stato un cristiano, sepolto prima dell'Editto di Costantino (313 d.C.) lungo la via consolare Nuceria - Alfaterra - Stabias - Surrentum. Il pregevole sarcofago di marmo fu scoperto il 4 Agosto 1879, è lungo mt. 2,05 - largo mt. 0,74 - alto mt. 0,76 .

Sul frontone sono scolpite undici figure in altorilievo: Apollo, Minerva e le nove Muse. Iniziando da destra di chi guarda vediamo Calliope: Musa della poesia epica. Segue Urania: Musa dell'Astronomia. Di poi osserviamo il secondo gruppo con Tersicare: Musa della danza e Polymnia che ispirava inni in onore degli dei e degli eroi. Tra i due gruppi di Muse si trova, in basso, una maschera Tragica, poggiata su una base, ricoperta da un panno. Segue Minerva, dea della Sapienza, delle Arti e della guerra.

Al centro vediamo "Apollo Musageta" (che guida le Muse) con cetra e plettro. Ai suoi piedi vediamo due animali simbolici, un corvo e un grifo che rivolgono il loro sguardo al Dio. La figura e la posizione di Apollo rivelano l'influenza della maniera artistica di Lisippo, come nella famosa statua di Alessandro Magno, scolpita da questo grande scultore. La Musa, che guarda Apollo con chitane, con la Lira nella sinistra e nella destra il plettro, e' Erato, musa della poesia esotica e mimica. Accanto ad essa vediamo Melpomene: Musa della poesia tragica. La sua veste e' originale: ha la testa ricoperta da una pelle di Leone, le zampe anteriori dell'animale sono annodate sotto il collo, quelle posteriori pendono lungo la schiena. Poggia, con la mano destra, la clava nella Testa di Tarofe, solleva, con la sinistra, la maschera tragica. Ancora, Talia: Musa della poesia comica con maschera. L'ultimo gruppo e' formato da Euterpe: Musa della poesia lirica e da Clio, Musa della Storia.

Lo sfondo, da cui si distaccano le figure di Apollo e delle Muse, e' costituito da un panneggio drappeggiato detto: "Parapetasma", simbolo di vita ultraterrena. Secondo l'illustre prof. Terzagni queste Muse di Stabia derivano dal gruppo delle Muse di Ambracia (citta' della Grecia, capitale dell'Epiro). Questo celebre gruppo fu fatto trasportare dal console romano Fulvio Nobiliare, nell'anno 178 a.C. da Ambracia a Roma e collocato nel tempio di "Hercules Musarum". In seguito questo modello originario fu copiato da vari artisti.

L'epigrafe del giovinetto Caio Longino Proculo, figlio dell'ammiraglio della flotta imperiale di Miseno, anteriore al 79 d.C.: la lastra fu riusata probabilmente come materiale di spoglio per un sepolcro di epoca piú recente. La Colonna miliaria dell'imperatore Adriano, attestante l'undicesimo miglio della strada Nuceria-Stabias, ci ricorda che Stabia risorse dopo 40 anni dalla spaventosa eruzione e lungo questa strada, furono costruite botteghe, officine e attivitá portuali.

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