Il MUDISS di Castellammare

Il museo diocesano nell'Oratorio nasce dall'esigenza di conservare quanto si riferisce alla storia ed alla vita della chiesa e della comunitá locale, di presentare ad un pubblico eterogeneo il ruolo assegnatogli all´origine, mediante la propria esposizione, la spiegazione scritta e/o grafica e ricorrendo anche all'individuazione dell'ambiente di provenienza del ritrovamento, giustificando cosí ampiamente la scelta di “questo posto” - e non di un altro – per la nascita del museo e per il successivo sviluppo “logico-visivo" nell'area circostante, con la Creazione di un percorso museo – attuali scavi sotto la Concattedrale . Di fondamentale importanza é la scelta che la chiesa continui comunque a mantenere la sua identitá ponendosi a servizio della nuova destinazione, di modo che i fruitori siano in grado di apprezzare congiuntamente il significato dell'architettura ed il valore proprio delle opere esposte. L'esposizione pertanto mira a mediare; tra la disposizione classica del museo del passato e quella aperta del museo moderno alternando spazi prefissati a spazi dove é possibile cambiare funzione e forma dell'esposizione, in virtú di cambiamenti di esigenze o necessitá. Lo spazio centrale, ossia la navata unica, diventa sala per mostre temporanee ed eventi culturali del territorio. Sulla contro facciata vengono proiettati su uno schermo immagini degli scavi effettuati sotto la Concattedrale ed immagini della cripta, sottostante l'Oratorio stesso, entrambi non visitabili.

Note storiche sulla sede del MUDISS di Castellammare.
La Chiesa dell'Oratorio originariamente era l'antica cappella, dedicata alla Madonna della Concezione, della chiesa angioina di San Francesco, demolita nel 1842. Un documento data al 1556 la costruzione di questa cappella. Nel 1665 furono eseguiti lavori di ristrutturazione alla chiesa ed alla cappella della Concezione o Cappellone, come fu piú tardi chiamata. Il Cappellone era composto da due compresi, nel secondo compreso fu sistemato l'oratorio della Congregazione di S. Luigi Gonzaga e S. Filippo Neri. La terrasanta fu realizzata nel 1706 e nel 1739 fu trasformata in un vasto locale sotterraneo (l'attuale cripta). La chiesa angioina, chiusa al culto e spogliata di quasi tutti gli arredi sacri, versó per anni in uno stato di abbandono. Nel 1837 fu abbattuta la cona e dopo due anni il campanile, quello che rimaneva del locale fu consegnato alla Congregazione. Ristrutturata negli anni 50, l'ingresso principale fu spostato da calata Oratorio a piazza Giovanni XXIII. 

 

Lavori di ristrutturazione architettonica

In seguito al terremoto del 1980 la chiesa dell'Oratorio, avendo subito diversi danni é stata chiusa per diverso tempo al culto. Nel 1999 l'Arcidiocesi, con fondi propri e col concorso della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), ha iniziato i lavori di consolidamento statico e restauro conservativo. I primi lavori hanno riguardato il recupero: delle strutture portanti, i consolidamenti delle coperture a volta, il rifacimento dei solai piani in laterocemento, e quello delle coperture in legno, con il riutilizzo delle tegole coppo piane, il consolidamento della muratura, 

il rifacimento degli intonaci esterni di tutte le facciate e la tinteggiatura a calce con il ripristino del colore originale come da saggi effettuati sulla muratura. La seconda parte dei lavori realizzati, che ha interessato l'interno della chiesa sono stati eseguiti con l'aiuto dello storico del territorio, dott. Catello Vanacore. Sulla scorta dei documenti storici sono stati effettuati dei saggi sulla muratura che hanno rivelato la presenza delle antiche strutture in pietra, riportate quindi alla luce. In particolare, si é proceduto alla demolizione del muro di tramezzo che intercludeva lo sviluppo di archi e pilastrini nella navata laterale destra; all'eliminazione di tramezzi e superfetazioni per una migliore lettura degli spazi e delle coperture a volta; alla demolizione del pavimento in corrispondenza dei lucernai della cripta sottostante, con l'inserimento di un struttura pedonabile in ferro e vetro; 

all'ampliamento della botola nella navata centrale con il riutilizzo dell'antica scala d'ingresso alla cripta sottostante e la realizzazione di una copertura pedonabile in ferro e vetro apribile; al ripristino dell'intonaco e della tinteggiatura delle pareti e dei soffitti al tipo, forma e natura preesistente; al restauro delle cornici e dei decori in pietra.
 
Origine dei reperti
L'odierna Concattedrale é stata costruita nell'attuale piazza Giovanni XXIII per volontá di Monsignor Ludovico Majorano, il quale pose la prima pietra il 22 Novembre 1587. la costruzione proseguí con alterne vicende. Nel 1760 il Duomo fu consacrato dal vescovo Monsignor Giuseppe Coppola. Fu ulteriormente ampliata negli ultimi anni del secolo XIX. La Concattedrale é a croce latina con tre navate e cinque cappelle per lato: si possono ammirare gli affreschi di Francesco Paliotti sulla volta, splendide opere marmoree, i lavori in stucco di Luigi Prezioso, le dorature di Francesco Galante. In essa sono custodite numerose e preziose tele; tra esse la Deposizione di Jusepe de Ribera, la Consegna delle chiavi a San Pietro di Giuseppe Bonito, l'Assunta di Nunzio Rossi, la Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta di Giacinto Diano e la tela Trinitaria con Cristo tra le braccia dell'Eterno Padre del XVII secolo. Nella Cappella di San Catello, oltre alla splendida statua in legno (sec. XVII) del Santo patrono di Castellammare, é posto il sarcofago strigliato di Cornelia Ferocia, con al centro una figura femminile con rotolo e due pastori rispettivamente con un agnello e con un ariete sulle spalle. Durante il primo scavo, eseguito nel 1876 per gettare le fondamenta sulla cappella di San Catello e per ampliare il Duomo, a circa tre metri di profonditá furono trovati la maggior parte dei reperti qui conservati. Nel 1879 scavando un pozzo, sotto la sacrestia del Duomo, a circa un metro di profonditá, furono rinvenuti il sarcofago di Julius Longinus (n. 47), l'epigrafe di Cornelia Ferocia (n. 45), alcune iscrizioni e la colonna miliaria Adrianea (n. 24), indicante l'undicesimo miglio da Nuceria. Grazie a questi e ad altri reperti si é potuto constatare che tra l'etá augustea e il III secolo d.C. la fascia litoranea occidentale di Stabia é stata caratterizzata da installazioni portuali, da botteghe ed officine e qui fu posta, tra il IV e il V secolo d.C. un'area Christianorum, inizialmente un cimitero subdiale sovrapposto alle precedenti costruzioni. I reperti dapprima esposti come In un “piccolo museo” nella sala Capitolare del Duomo di Castellammare, dal 16 Gennaio 1964 fino al 2007 sono rimasti affidati all'Antiquarium Stabiano statale.